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La più bella architettura naturale del mondo: le Dolomiti, Patrimonio dell’Umanità UNESCO

Le Dolomiti sono un vasto complesso montuoso che interessa le province di Belluno, Bolzano, Trento, Udine e Pordenone. Esse si estendono su una superfice di 142 mila ettari a cui sono da aggiungere ulteriori 90 mila ettari che costituiscono la cosiddetta zona cuscinetto. Quest’ultima è stata riconosciuta dall’UNESCO come strumento di protezione esterna alle zone centrali. In questa fascia territoriale si cerca infatti di limitare tutte quelle attività edilizie che vadano ad intaccare la natura e il valore delle zone centrali.

Definizione delle Dolomiti e riconoscimento UNESCO

Il nome “Dolomiti” deriva dal naturalista francese Dèodat de Dolomieu che per primo ne analizzò la particolare composizione geologica, formata da carbonato doppio di calcio e magnesio. Ma numerosi furono gli scienziati che studiarono più da vicino il particolare tipo di roccia: lo scienziato italiano Giovanni Arduino e il tedesco Alexander von Humboldt sono alcuni di questi. Dal 1791 (anno in cui fu definita Dolomia il tipo di roccia) iniziò a diffondersi il termine “Dolomiti”, per definire il vasto complesso roccioso. Tuttavia, solo dopo la Grande Guerra, con l’annessione dell’intera zona all’allora Regno d’Italia, il termine stesso si radicò definitivamente.

Le spettacolari creste frastagliate, le pareti rocciose, i torrioni alti ed appuntiti hanno più volte affascinato poeti e scrittori di tutto il mondo. Persino Le Corbusier (architetto, urbanista, pittore e designer svizzero) definì le Dolomiti come “la più bella architettura naturale del mondo”. Mentre Dino Buzzati, scrittore e pittore italiano, dipinse addirittura il Duomo di Milano ispirandosi alle vette dolomitiche.

Vaste, imponenti e straordinariamente affascinanti, le Dolomiti dovevano necessariamente essere candidate per il Patrimonio Naturale dell’Umanità. Le 5 province di Belluno, Bolzano, Trento, Udine e Pordenone inoltrarono la richiesta all’UNESCO (organizzazione per l’educazione, la scienza e la cultura delle Nazioni Unite) la quale a sua volta incaricò l’IUCN (International Union for Conservation of Nature) di verificare le caratteristiche delle Dolomiti compatibilmente con i criteri di ammissione. Il risultato fu che le Dolomiti non solo conservavano perfettamente il loro valore originario ma, dal punto di vista botanico, geologico e paesaggistico, erano da considerarsi uniche e non paragonabili ad altre montagne sulla terra. Il vasto complesso montuoso, pur non avendo le vette più alte e i ghiacciai più vasti della terra, affascinò la commissione dell’IUCN che le definì ben presto “… uno dei paesaggi alpini più belli del mondo”. E così, nell’ambito del 33° congresso annuale, svoltosi a Siviglia il 26 giugno 2009, sotto gli occhi commossi delle autorità locali che tanto avevano desiderato tale riconoscimento, le Dolomiti furono dichiarate dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità.

I Monti Pallidi e l’Enrosadira

Punte aguzze di cime innevate, laghi e fiumi naturali, popoli, lingue, tradizioni e culture tutte salvaguardate da una dichiarazione universale che descrive alla perfezione un luogo tanto antico quanto moderno. Le forme bizzarre, gli strapiombi e le creste frastagliate hanno più volte condizionato l’immaginazione degli abitanti del posto. Tanto che nel corso delle epoche sono state tramandate numerose leggende. Ne è un esempio quella che ha dato alle Dolomiti il toponimo di “Monti Pallidi”, in cui si narra di due sposi destinati a vivere separati poiché lui doveva abitare necessariamente fra i boschi ombrosi, in quanto la luce lo avrebbe reso cieco e lei non poteva vivere nell’oscurità perché il buio le avrebbe causato una forte malinconia. Un giorno il giovane ragazzo si aggirava malinconico nella selva e incontrò uno strano gnomo in cerca di una terra per il suo popolo. Questi, ascoltando la storia del povero ragazzo, si commosse a tal punto da volerlo aiutare. Così, in cambio del permesso di poter abitare i boschi, promise di rendere lucenti i monti circostanti dove la giovane ragazza non sarebbe stata afflitta dalla malinconia. La principessa poté tornare così sulla terra e vivere insieme al suo sposo fra le Dolomiti. Queste ultime da allora, presero il nome di “Monti Pallidi”.

La bellezza delle Dolomiti ha saputo stupire persino la civiltà ladina che in questi luoghi è ampiamente radicata. Deriva infatti proprio dal ladino il termine “enrosadira” quel fenomeno che si verifica all’imbrunire, quando le Dolomiti si tingono di viola. La presenza del carbonato di calcio e di magnesio fanno sì che le montagne si tingano di rosso all’inizio del tramonto, per poi diventare viola fino a spegnersi del tutto con il buio della notte.

L’intervento dell’uomo

Oggi le Dolomiti possono vantare di numerose aree protette che contribuiscono maggiormente al processo di tutela del territorio. Numerosi parchi naturali sono stati istituiti su buona parte di questo ampio complesso montuoso con il molteplice scopo di salvaguardare non solo la natura e il paesaggio ma anche la cultura e le tradizioni della gente del posto.

Proteggere un territorio non significa però privarlo di un ulteriore sviluppo. Al contrario lo scopo è quello di favorire una diffusione sempre più ampia che al contempo sensibilizzi gli abitanti del posto e i potenziali visitatori. Ecco perché le Dolomiti, fra le altre cose, hanno saputo coniare insieme il valore del territorio con la diffusione turistica. Ne è un esempio l’istituzione del Dolomiti Superski, un vasto carosello sciistico che consente di praticare sport invernali su 12 aree sciistiche dislocate in tutto l’arco alpino. L’intuizione derivò da alcuni visitatori anglosassoni ed asburgici che per primi apprezzarono la dolcezza dei pendii nel fondovalle, perfettamente adatti alla pratica dello sci.

E così, come purtroppo solo di rado succede, si è verificato nella storia mondiale uno degli interventi umani più pensati e significativi, quello che ha saputo descrivere alla perfezione un territorio davvero straordinario!


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