Bolzano Bolzano ha origini preistoriche, ma entra nella storia con l'insediamento di popolazioni Retiche, poi con la colonizzazione romana nel 15 a. C., quando arrivano le legioni romane guidate da Druso che fonda il nucleo originario, noto come Pons Drusi. Il primo vero centro abitato tuttavia nasce circa 900 anni fa, come centro di scambi commerciali lungo l'odierna Via Portici, prevalentemente in stile gotico, giunta fino a noi pressoché integra.
I commercianti dell'epoca concepirono le loro case strette, ma profonde per poter abbinare abitazione con magazzini e spazio espositivo coperto. Nacquero cosi le due file di portici, quelli dei mercanti tedeschi a sud, quelli "italiani" a nord. Dall'abitazione al I° piano controllavano il lavoro dei loro garzoni, e per migliorare la visuale crearono i cosiddetti Erker, le eleganti finestre a sporto. La ricchezza che circolava sotto i portici favori il mecenatismo grazie al quale molti artisti si impegnarono ad abbellire la città. Anche in questo caso Bolzano confermo la sua funzione di ponte fra due culture, grazie alla quale accanto ad opere di scuola giottesca, specialmente nell'antico convento dei Domenicani, fiori anche l'arte gotica, che si espresse soprattutto nelle sculture lignee, come lo splendido altare di Michael Pacher, mentre l'artista svevo Hans Lutz disegnava la cuspide filigranata del campanile e il pulpito in pietra arenaria del Duomo. La città è cresciuta attraversando i vari stili, dal barocco al rococò, fino allo Jugendstil, neo-gotico e neo romanico. Negli anni '30, durante il fascismo, nell'ambito della politica di "italianizzazione" crebbe la città nuova: nacquero i nuovi quartieri di architettura razionalista imperniati attorno al Monumento della Vittoria, simbolo del tentativo di snazionalizzazione della popolazione di lingua tedesca, decorato peraltro con sculture, bassorilievi e affreschi commissionati ad alcuni fra i miglior artisti degli anni '30, sotto la guida dell'architetto Marcello Piacentini, noto per la progettazione di Via della Conciliazione a Roma e di altri grandi opere urbanistiche volute da Mussolini.
La Val Sarentino La preistoria della Val Sarentino è avvolta nell'oscurità. È certo che nel mesolitico fosse percorsa da cacciatori mentre nel neolitico e nell'età del bronzo fosse invece più o meno abitata, forse solo durante l'estate. I conquistatori di allora non vi sono sicuramente penetrati dall'impervia gola a sud, ma sono arrivati attraversando i numerosi passi, che per le popolazioni indigene non costituivano un ostacolo. Questo viene confermato da ritrovamenti di luoghi di sosta dei cacciatori presso il Giogo dei Prati, Riodeserto, la Sella dei Sentieri, a Passo Pennes, ecc. Questi ritrovamenti ci mostrano anche la direzione dalla quale provennero i primi insediamenti. Testimoni di una colonizzazione molto antica sono anche i nomi di origine pre-germanica, come p.e. Sarentino, Talvera, Roncolo, Pennes, Mulles, Collerno, Termeno e Antran. L'effettiva apparizione di Sarentino nella storia, il cui nome risulta da un documento, ha luogo relativamente tardi. In un atto di donazione al Chiostro di Novacella, Sarentino viene nominato per la prima volta nel 1142. Dal 1250 ca. tutta la Val Sarentino era politicamente sotto lo stesso potere, poiché Ugo di Velturno amministrava le due corti di Pennes e Sarentino. Insieme al Tirolo di allora, anche la Val Sarentino entrò a far parte, nel 1363, del Regno Asburgico, al quale appartenne ininterrottamente, salvo per un breve periodo durante le battaglie per la libertà del Tirolo. Sia i conti di Tirolo che gli Asburgo facevano governare la loro corte a Sarentino da uno dei loro ministeriali, così che la valle restò stabilmente in possesso di diverse famiglie nobili. Tra queste ritroviamo un'antica dinastia nobile, i signori di Northeim, più tardi detti anche "di Sarentino". Nel 17° secolo la dinastia dei nobili Wagner di Bolzano, che dal 1681 si fecero chiamare conti di Sarentino, si insediò nel castello. La storia della corte di Sarentino è legata alla storia di Castel Regino, perché lì avevano la residenza i suoi diversi ministeriali. Il Castel Regino rimase proprietà dei conti di Sarentino fino al 1963, mentre Kränzelstein fu venduto negli anni 70. La Kellerburg invece è ancora oggi residenza dei discendenti dei conti. Quanto fosse movimentata la storia della corte di Sarentino, lo dimostra il fatto che nel 1540 ebbe luogo un grande processo alle streghe contro la famosa strega sarentinese "Pachlerzottl" che in seguito ad esso fu bruciata. Anche le guerre d'indipendenza del Tirolo hanno lasciato il segno nella Val Sarentino. Le compagnie della Val Sarentino presero parte alle lotte per la libertà. Alla fine delle battaglie ci fu una nuova divisione politica che la Val Sarentino sentì in modo particolarmente forte: il confine tra regno di Baviera e il recente Regno d'Italia l'attraversava nella parte alta (nelle vicinanze di Rio Danza). Già nel 1817 tutto il Tirolo e quindi anche la Val Sarentino ritornarono all'Austria. Dopo la prima guerra mondiale infatti, la nostra regione fu ufficialmente annessa all'Italia. Il periodo fascista fu per tutto l'Alto Adige, e naturalmente anche per la Val Sarentino, un periodo di grande sofferenza. I sindaci furono sostituiti dai podestà italiani e nelle scuole s'insegnava soltanto italiano. Anche da noi quindi sorsero delle "scuole nelle catacombe" per l'insegnamento della lingua tedesca. Il periodo peggiore fu quello dell'opzione. La scelta di rimanere tedesco ed emigrare o di diventare italiano e restare causò una spaccatura nella popolazione. I vicini divennero nemici e le famiglie si divisero. Questi dissensi si sono percepiti, in seguito, per numerosi anni. Dopo la seconda guerra mondiale, all'Alto Adige venne riconosciuta un'ampia autonomia che portò molti vantaggi anche alla Val Sarentino. L'influsso dei tempi moderni non si è fermato davanti ai Sarentinesi, resta da dimostrare quanto essi ne sono stati e ne saranno influenzati.