La chiesa parrocchiale di San Leonardo a Pedraces La parrocchia si estende in posizione assolata sui pendii del versante occidentale della Croda di Santa Croce. Il patrocinio di San Giacomo rimanda a pellegrini e viaggiatori, San Leonardo è il protettore dei carrettieri e dei contadini. In considerazione della presenza in zona di tanti sentieri e delle molte strade di rilevanza mercantile, si scelse per l’assolata Badia il patrocinio ecclesiale di San Giacomo, in aggiunta a quello di San Leonardo, protettore quest’ultimo degli animali oltre che di carrettai e agricoltori. Il patrocinio dell’apostolo “Sancti Jacobi” è indicato fin dal primo documento che menziona la chiesa e che potrebbe tuttavia rimandare a un edificio religioso anteriore, risalente al periodo romanico e quindi eretto fra il 1100 e il 1150. Il documento che cita la “ecclesia Sancti Jacobi de Badia” è una lettera (breve) di indulgenza del 1347. Quando si procedette alla costruzione della chiesa attuale, si conservò, unitamente al cimitero, la struttura di base di un tempio precedente, consacrato nel 1379 e di cui si hanno notizie certe, demolendolo solo nel tratto oltre la curvatura della volta. Correva l’anno 1478 quando il commissario del vescovo di Bressanone consacrò nella chies, nel frattempo già ampliata una prima volta, i tre altari eretti in onore dei santi Giacomo, Leonardo e Bartolomeo. Una nuova consa-crazione degli altari avvenne sessant’anni dopo ad opera del principe vescovo Christoph Fuchs. I rapporti delle visite pastorali fatte negli anni 1572 e 1577 parlano di due cooperatori (uno per La Val e uno per Badia). Se ne de-sume che questo centro di cura d’anime aveva una vasta estensione. Si ritiene che la parrocchia comprendesse quasi cento masi, di cui molti già elencati nel libro fondiario re-datto nel 1288 ai tempi del principe Mainardo II del Tirolo. Degli antichi altari gotici a portelle si sono conservate quattro statue che sono oggi collocate sull’avancorpo dell’altar maggiore: i santi Pietro e Paolo, nonché Silvestro e Rocco, tipiche sculture intagliate tardogotiche della cosidetta scuola “danubiana”, oggi tuttavia rivestite di bianco, tanto da sembrare figure in porcellana. Le due ultime sono state per un certo periodo esposte sull’altare laterale del santuario di S. Croce. È da ritenere che le sculture provengano dal laboratorio del noto intagliatore Ruprecht Potsch di Brunico (statue dello stesso scultore sono conservate a Corvara). La chiesa odierna, che può essere considerata fra gli edifici religiosi barocchi più belli e nobili dell’intera diocesi, fu eretta negli anni 1776 – 1778 al posto della precedente, di stile gotico. La costruì Franz Singer di Götzens (deceduto nel 1789), figlio dello stuccatore Hans Singer. La singolarità della chiesa di Badia è costituita essenzialmente dalla teatralità della forma, accentuata dalla leggera ascendenza del pavimento dell’edificio, che è tale da far risaltare in un modo del tutto particolare l’effetto di quinta e di scena del coro (bresbiterio) e da dare al fedele che vi si accosta l’illusione di poter partecipare, durante la celebrazione del rito religioso, ad uno spettacolo sacro, a un vero e proprio “theatrum sacrum” nel senso che connotò la devozione del XVIII secolo.
Cinema - La Villa: sala manifestazioni (FrameFilmFest - Collaborazione con la 60. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia e con il Milano Film Festival - Rassegna del Cinema Controcorrente, Corti, Nuovi Territori e d'Animazione) Richiedere il programma presso le Associazioni Turistiche Alta Badia
PIC MUSEO LADIN - San Cassiano Esposizione dei resti fossili (scheletro e cranio) dell'Ursus Ladinicus ritrovato nelle grotte del Conturines, raccolta di fossili ed attrezzature artigianali locali. Tel. 0471 849505 - 849408 orario: da martedì a venerdì dalle ore 16.00 alle ore 19.00 domenica dalle ore 16.30 alle ore 19.30
La casa del Beato Giuseppe Freinademetz a Oies A Pedraces - località Oies, si trova la casa natale del Santo Giuseppe Freinademetz, venerato non solo dagli abitanti dell'Alta Badia, ma di tutto l'Alto Adige e dintorni. Oies si può raggiungere lungo la "Via Crucis" che parte dalla canonica di San Leonardo/Pedraces oppure partendo da La Villa/loc. Cianins attraverso i prati per il sentiero che passa dai masi Fistì e Larzonei.
Il primo miracolo certo e documentato di Padre Freinademetz risale al 1939, ma solo nel 1975 Papa Paolo VI lo proclamó Beato ed Papa Paolo II lo ha proclamato Santo il 5 di ottobre 2003.
L'ospizio S. Croce Per gli amanti delle passeggiate un itinerario davvero speciale, immerso in una natura mozzafiato ai piedi del monte S.Croce, nel Parco Naturale di Fanes/ Sennes/ Braies. Si tratta del sentiero che da S.Leonardo in Badia conduce al luogo di pellegrinaggio di S.Croce, a quota 2.045 m dove è possibile chiedere l'indulgenza plenaria durante l'anno santo. Il santuario di S.Croce è infatti una delle 13 tappe altoatesine proposte dalla diocesi di Bolzano/Bressanone in occasione del giubileo. Dalla chiesa decanale di S.Leonardo, costruita in splendido stile rococò, si sale verso i masi di Pransarores (sentiero nr. 7), Rainé e Cianacëi. Attraverso un bosco di larici si arriva alla stazione a monte della seggiovia S.Croce. I meno allenati possono naturalmente salire con l'impianto. Da tale punto il sentiero prosegue fino al santuario e all'ospizio, percorrendo la via crucis. La chiesetta di S.Croce, molto cara alle genti della Val Badia, è meta di innumerevoli pellegrinaggi durante tutta la stagione estiva. Il luogo è raggiungibile a piedi anche da La Villa, da S.Cassiano e da La Val. Il santuario venne costruito nel 1484 dal vescovo "Konrad" di Bressanone. Con la metà del XVII secolo la cappella venne ingrandita e si costruì un campanile. Nel 1718 fu aggiunto il rifugio del sagrestano e un ospizio per i pellegrini. E proprio nelle stuben di questo antico ospizio è possibile pranzare oppure assaggiare il miglior "Kaiserschmarren" delle Alpi. Il tutto a dimensione molto umana, dove l'oste e sua moglie servono ancora personalmente ai tavoli.
"Viles Ladines" La "vila" è il piú antico e tipico insediamento umano della Val Badia e trae le sue origini dalla "tambra" retica ovvero la prima testimonianza di baita alpina. Le "viles" sono dei piccoli agglomerati di abitazioni che, costruite secondo modalitá ben precise, fondevano insieme due diversi modi di vivere: quello piú aperto e sociale introdotto dai romani insieme a quello piú chiuso ed isolato tipico delle popolazioni retiche e Bajuvare. Si presume che inizialmente la vila fosse abitata da un solo nucleo familiare e che in seguito si sia ampliata con l'annessione di altre famiglie. Ogni nucleo familiare appartenente ad una vila possiede due edifici ben distinti: la "ciasa", ovvero l'abitazione vera e propria dove gli alloggi sono situati al piano superiore, mentre il semiinterrato viene occupato dalla cantina, dal magazzino e da un laboratorio. Spesso collegato da un passaggio aereo ed intervallato alla vila da un praticello si trova la "majun", ossia il fienile dove al pian terreno troviamo la stalla e sopra il fienile vero e proprio chiamato "tablé", il quale si protrae oltre i muri della stalla ed è circondato da un ballatoio-essicatoio. Una particolare attenzione agli splendidi intagli ornamentali nel legno, spesso di antichissima origine simbolica, i quali rappresentano un'anomalia, in quanto l'intaglio del legno non faceva parte dell'antico patrimonio culturale badiota. La caratteristica piú importante delle viles è comunque data dai servizi comuni quali la piazza centrale in cui si trovano la fontana, l'abbeveratoio, il forno del pane e l'antica tradizione dello svolgimento comune di molte mansioni come per la costruzione di un nuovo tablé. Si puó, quindi, intendere la grande importanza che la vila riveste nel campo sociale: essa infatti non si limita ad essere un insieme di abitazioni ma una comunitá basata sulla solidarietá e fraternitá, dove è ancora ben riconoscibile un giusto equilibrio tra uomo ed ambiente. La sopravvivenza delle viles fino ai giorni nostri è stata indubbiamente facilitata dall'antica regola del "maso chiuso" ancora vigente in tutto l'Alto Adige, per cui la proprietá agricola spetta unicamente al figlio maggiore.